Pensieri e girini.

Stanotte le nuvole sono gonfi velieri che sfiorano la punta degli alberi. solcano la valle lasciando umidi sentori. In lontananza una chiesa illuminata, avvolta da una nube pare un fuoco fatuo che beccheggia nella notte.

Il torrente gorgheggia incurante e il cielo si abbassa lattiginoso a sfiorare la terra satura di umidita’

Piove lieve. Non dormo. Il sonno non mi visita piu’ da un po’ di tempo e mi riempio di parole non mie, bevute altrove sui mille social che infestano la rete.

Oggi siamo passate per un bosco disordinato, l’ingresso, un orrido grigio di dura pietra solcata, un rombo di cascate sporche di neve e detriti, salendo finalmente il silenzio ombroso dei larici e linee spezzate di tronchi tra chiazze di verde.

Siamo andate alla ricerca di un lago dove pare si riproducano rane. Uno stagno ribollente di girini tra schiumoso putridume primordiale. Ho immerso la mano in quel ricordo di acqua e ne ho tratto una manciata di spermatozoi neri e scodinzolanti. Ricordi di infanzia lontana. Ne abbiamo messi in una bottiglia di vetro insieme a una bolla di stagno e felici siamo rientrate. Esperimento naturalistico in corso vedremo l’evoluzione

Attorno a noi le persone si dibattono in pozze simili, siamo inquietudini e ipotesi, la verita’ non sale a galla. I pensieri sono vaghi e le azioni sconclusionate.

Credo di non aver mai camminato tanto come in questo periodo di reclusione forzata forse per sfuggire all’idea di prigionia mi impongo una conquista di liberta’ quotidiana e la casa ridiventa luogo di ristoro e sonno. Il bosco luogo di respiro e quiete.

Non ci fossero queste montagne, questi giganti maestosi e generosi, sarei un grumo di malessere. Devo molto a questi boschi.

Stiamo imparando a conoscerli passo dopo passo, salita dopo salita, fatica dopo fatica. Stanno diventando le nostre mappe, i nostri luoghi. Un tronco scorticato ci racconta la fame dei caprioli, il ponte in legno a fondo valle unisce due monti, la pietra graffiata rimane un mistero di ipotesi, il formicaio gigante, il grande pino con le radici a tana. Racconti in cui ci perdiamo ogni volta senza mai incontrare la noia.

L’abitudine diventa sicurezza del piede e certezza del sentiero.

Ma i punti di riferimento mutano. sul nostro cammino fioriscono primule, ci sorprendono narcisi selvatici, improvvisi profumi di mughetti e acacie, e nel sottobosco desaturato di foglie secche spuntano sprazzi di blu, piccole corolle intense. E volano ovunque petali di ciliegi selvatici insieme a richiami di ghiandaie.

Siamo arrivate con la neve, stiamo scoprendo lentamente la primavera tra le ultime chiazze di inverno. Siamo lentezza e attesa. Anche pianto e dolore, nostalgia e rabbia, vuoto e vertigine. Ma i progetti si sciolgono, i pensieri si incantano e le paure si quietano appena varchiamo la soglia ed entriamo nel bosco. E la fatica diventa forza e la stanchezza ristoro.

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