Come un sogno intenso e ammiccante riesca a smuovere melma e desideri e’ ancora mistero. Siamo a luglio inoltrato, le vette trattengono ricordi di inverno, i profili si stagliano netti contro blu intenso. Un gallo scordato ripete il suo canto fuori tempo.

Tu che eri complice nel sogno non sei piu’ da secoli. Altri tempi, altre onde ti hanno allontanato dall’essere un noi eppure sei venuto a svegliarmi con il tuo sguardo di dolce mare e mi hai reso inquieta. Cosa vuoi dirmi? Che la mia vita ristagna in pause di incertezza? Che ancora non ho abbandonato il porto? Che se solo avessi spodestato la paura ora sarei con te?

Non ho meta ne’ richiamo ora. Sono nelle nebbie e perdo la vista. Assaporo le vertigini. Tu hai abbracciato la solitudine pur di compiere te stesso. Io ho vagato e ti ho perso. Sei tornato come una marea a svegliarmi e ora? Ora devo abbandonare le vette e scendere? Io che avrei sempre e solo voluto planare sulla superficie, osservare e mai arrestarmi. Devo fare i conti con te che dal fondale mi chiami. E sai ancora di vento e tempesta.

A breve il tempo si arrotolera’ su se stesso e tornera’ settembre. La transumanza sara’ un ricordo. Il verde si scolorira’. Gli ingranaggi chiederanno il loro obolo. Il sole non sciogliera’ piu’ le tensioni. Seguiremo le rondini? Seguirai le vele? Forse e’ tempo di immergersi. Compiere il sogno in solitaria e’ altra cosa. E tu lo sai.

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